San Luca Vescovo di Bova

O àjo Luca, Pìscopo an to Vùadi Filippo Violi
Lègusi ta chartìa ti O Àjo Luca an to Vùa ejènasti forsi condà sto 1050 stin Calavrìa ce epèthane condà sto 1136. Den zzèrome an ene otu, ma charrùme ti tuti na ene i alìthia. Pis ito o Luca? O Luca ito pìscopo ‘zze Rìghi ce ‘zze Vùa ce, pùccia ito giùveno eplàteggue cùntra ta usi tos pagàno ce tos grèko ston Vùa. Ecìno eplàtezze jà sarànta pende chònia, ce, mesa ‘zze logo ce àddho, eplàteggue ciòla ‘zze uso tos vutàno na cuddhìusi ce na clàzzusi tus pethammènu, na crùisi stes prandìe, ce àddha ùsi.

San Luca

San Luca

La presentazione di un Syntomon in onore di San Luca, nel 1946, da parte di G. Schirò lasciava irrisolto un problema importante. Chi era Luca? Ma le nebbie intorno alla vita e alla definizione del vescovato di questo santo cominciarono a diradarsi nel momento in cui P. Joannou1 pubblicò le lettere e il testamento spirituale di Luca. Non c’erano più dubbi, si trattava di Luca, vescovo di Bova, nato probabilmente in Calabria intorno al 1050 e morto verso il 1136. Si era rivolto alla vita monastica fin da giovane e, da vescovo, aveva sempre cercato di opporsi a quelle manifestazioni eccessive di dolore o di gioia che esulavano dai rituali religiosi per scadere in quelli che egli definiva “usi e costumi dei Greci e degli Agareni”. Comprensibile l’atteggiamento del santo vescovo mosso dalla preoccupazione di allontanare dal “paganesimo” gli abitanti di Bova e di ricondurli verso l’autorità religiosa, ma la sopravvivenza di queste ed altre usanze presso i Greci di Calabria indicavano chiaramente che era sempre difficile spegnere lo spirito ellenistico presso queste popolazioni. La pietà di questo santo vescovo lo portò a sentirsi vicino alle classi sociali dei diseredati, così come si legge nelle sue Omelie “sapete o figli spirituali e fratelli che (…) i santi Padri e gli Apostoli(…) ci raccomandano di confessare ciascuno di noi i nostri peccati nella prima settimana di Quaresima; ciò malgrado possiamo concedere che i contadini e i pastori, per le loro particolari occupazioni, si confessino anche la seconda settimana o ancora la successiva (…)”2. Nelle sue prediche Luca faceva continuo appello alla religiosità della sua gente, ed è così che, attraverso i suoi scritti e quelli degli agiografi, noi ricaviamo che la popolazione grecanica era dotata di un alto senso di particolare spiritualità fortemente misticizzante, nonostante persistessero ancora quegli usi e costumi che Luca si affannava a condannare. Egli a Bova ed a Reggio aveva riempito quel vuoto trentennale determinato dalla conquista normanna (1059) con le sue infaticabili prediche, rispondendo così alle attese delle popolazioni latine e grecaniche di tutta l’area ellenofona.
Note
1 P. Joannou, La personalità storica di Luca di Bova attraverso i suoi scritti inediti, ASCL,XXIX,1960,pp.179-237
2 Luca, 3,6; Gen. 8,21

SAN LUCA VESCOVO DI BOVA LA CRITICA SAN LUCA TESTAMENTO SPIRITUALE

Posted by admin on nov 10th, 2009 and filed under Cultura, Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response by filling following comment form or trackback to this entry from your site

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